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La nostra scuola calcio

Questa breve introduzione vuole evidenziare l’importanza che ha nello sviluppo del bambino il gioco fine a se stesso, che può cambiare trasformarsi ed evolversi continuamente, dove l’unica regola è la mancanza di regole e dove l’unico limite è dato dalla fantasia dei bambini.

Una dimensione nella quale esso possa muoversi liberamente in ogni senso, dove non esista la paura di sbagliare o dove in ogni modo lo sbaglio non rappresenti un ostacolo alla realizzazione di ciò che di più bello sta dentro di noi.

E’ ingenuo pensare che la dimensione sportiva, ludica e educativa possa essere estrapolata dal più ampio contesto culturale.

Viviamo in una società che rafforza e premia i comportamenti “hard” piuttosto che quelli “soft”, il mito del successo più di quello della solidarietà, l’essere competitivi più che l’essere altruisti. Troppo spesso la cooperazione è vissuta come una regola che un certo gruppo, azienda, squadra sportiva, etc. deve darsi per superare un’altra formazione.

Partendo dai bambini si deve abolire il concetto di competizione nell’uso corrente che se ne fa, e cioè competizione nei confronti degli altri, ma soprattutto a discapito dei più deboli e svantaggiati, dove necessariamente c’è un vinto e un vincitore o, ancora più spesso, per un vincitore ci sono molti perdenti. Però la competizione come prova con se stessi, è quanto mai stimolante e positiva per la crescita personale. La sfida come capacità di mettersi alla prova è sicuramente esaltante, ma non c’è nessun motivo di coltivare quest’innata vocazione umana a discapito di altri.

Ci troviamo così nel cuore delle nostre aspirazioni: riuscire a concepire e a realizzare un modo di collaborazione e di stare insieme, che sappia conservare l’originalità di ciascuna persona, la sua differenza, la sua ricchezza, la sua creatività.

 

Il nostro modo
di fare

L’impostazione del lavoro consiste nell’aiutare il bambino a crescere seguendo quelle che sono le sue naturali tappe evolutive e rispettando perciò i suoi tempi, conoscendo il suo linguaggio, i suoi limiti e le potenzialità del suo corpo in evoluzione.

Giocare è un bisogno fondamentale ed una delle principali motivazioni ad iniziare un’attività sportiva da parte dei bambini.

A volte, negli adulti, c’è la tendenza a sottovalutare l’importanza del gioco e a considerarlo quasi in contrasto con l’impegno e l’apprendimento di una disciplina sportiva.

Per un bambino lo sport è prima di tutto gioco, e proporlo come tale non significa dare minore spazio all’apprendimento, ma ne è assolutamente il presupposto fondamentale.

Il gioco non è fine a se stesso ma diventa lo strumento attraverso il quale si realizza l’acquisizione della disciplina sportiva e l’educazione allo sport.

Il bambino gioca da solo, con gli altri, con il gruppo, impara il gioco di squadra, impara a gareggiare e a confrontarsi con gli altri. Riesce a conoscere se stesso, le sue possibilità, il saper fare.

Attraverso il gioco il bambino conosce le regole, impara ad accettarle e a rispettarle.

Visto che la nostra attività sarà rivolta a giovani di un’età compresa tra i cinque e i dodici anni diventa essenziale che essa abbia il suo nucleo nella parola gioco nella sua accezione più ampia, è ovvio che questa parola avrà un diverso valore ed una diversa applicazione a seconda dalla fascia d’età che sarà presa in considerazione.

La stessa sigla della federazione include la parola “gioco” volendone sottolineare in maniera inequivocabile il suo significato più profondo.

Ha perciò grande importanza allora, al fine di organizzare e di condurre una preparazione sportiva giovanile razionale ed efficace, conoscere esattamente le caratteristiche evolutive del giovane organismo, i limiti di carico tollerabili ed i periodi biologici più favorevoli per lo sviluppo delle principali capacità motorie, sia condizionali sia coordinative, infatti, vi sono per ogn’una di queste dei momenti più adatti “fasi sensibili” per il loro incremento.

Ciò sta a significare, che se gli stimoli, le esperienze motorie, gli apprendimenti necessari non avvengono durante le “fasi sensibili”, il loro sviluppo non potrà mai essere quello ottimale.

Pertanto l’iniziazione sportiva precoce con l’apprendimento di tecniche troppo specifiche, prima che il ragazzo abbia raggiunto lo stadio dell’immagine anticipatrice, risulta deleteria all’educazione stessa; in quanto le tecniche assumono l’aspetto di stereotipi motori imposti dall’esterno e non potendo essere interiorizzati avranno come unica risultante la meccanizzazione del corpo provocando una sfaldatura e uno squilibrio tra la sfera intellettuale e la sfera affettivo-motoria.

Inoltre questi stereotipi motori vanno a ridurre la plasticità degli automatismi corticali e quindi anche la funzione d’aggiustamento. Se invece lo schema corporeo è stato ben strutturato, rispettando gli stadi psicomotori, esso si distinguerà per la sua plasticità e disponibilità; continuando così ad arricchirsi seguendo le esperienze motorie.

Vieni a provare!

Organizziamo sempre dei periodi di prova gratuiti, ad inzio stagione e nel periodo di maggio, proprio per permettere ai bambini, e non solo, di familiarizzare con questo sport, sperando così di far apprezzare il lavoro che viene svolto sul campo.

Per poter provare serve solo un abbigliamento comodo e importantissimo il certificato medico rilasciato dal pediatra o dal medico, se il bambino non ha compiuto il 12esimo anno di età.

Per altre informazioni, orari e curiosare potete passare a trovarci al Centro Sportivo Anchetta, chiedere dei responsabile Andrea Visentin, parlare con un allenatore, o scrivere alla nostra e-mail.